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La Vicina di Fronte

La Vicina di Fronte veste un costume azzurro da maggio a settembre e da ottobre ad aprile una felpa grigia e leggera,

sia che sia in casa  che sul balcone; si potrebbe pensare  'ad avercene di vicine così'; il suo seno è libero e prosperoso, i capelli sempre arruffati con le mèche di una tonalità un po' in disuso, biondo paglia e antracite metalizzato.

Ha una bimba di quasi cinque anni, si chiama Annalisa ed un cane grande bianco e molto peloso.

La Vicina di Fronte non pronuncia mai il nome della figlia, lo urla : aaaaaaannaaalisaaaa, sia che sia accanto a lei

o che sia giù in giardino, in alternativa la sgrida, di continuo. Annalisa si sveglia alle sette di sabato e domenica, lo so perchè va sul balcone e a gran voce chiama :maaaaaaaammaaaa vieni sù, tutti i week end.

Qualche volta il pensiero di render pan per focaccia mi viene, del resto la sera, da loro, la luce si spegne entro le ventidue, facile uscire con una tromba e tirare un DoRe stonato. Comunque sono passati cinque anni e non ho acquistato nessuna tromba, non ancora.

La Vicina di Fronte oltre ad essere sempre molto svestita, (riderà di me vedendomi imbacuccata sino a giugno), si da un gran da fare … col bucato, ogni santo giorno lava e lava e lava e stende e stende e stende, coperte piumini cuscini copridivani tovaglie tende,

robe che qui si fanno una volta all'anno, lì una volta al mese nella stagione fredda, di più nei mesi buoni. Guardando la sua roba stesa un po' di affanno mi viene, pensandola così indaffarata. Lei formica, io cicala.

Ora si penserà che invece di lavare tanto pure io, sprechi il tempo ad osservare, in realtà le nostre case sono in una posizione tale che rende impossibile non buttare l'occhio, la vedo anche quando seggo a tavola riflessa nel vetro del forno, per dire.

Se proprio voglio tenere lo sguardo fisso alla punta dei miei piedi, la sento, la sento perchè parla mai, urla per ogni membro della famiglia, suoceri compresi, non perchè sia arrabbiata, è proprio il suo tono di voce molto alto, quindi nolente o volente sono partecipe di molte cose casalinghe sue, feste di compleanno di Annalisa e rimbrotti vari al marito che sbaglia sempre qualcosina.

La Vicina di Fronte insomma, sarà  discinta però per me questo è poco vantaggioso, in quanto femmina pure io, per cui quando sono sul terrazzo a fare lavatrici o stendere o fumare o fotografare le nuvole, ecco..immagino come sarebbe bello se lì ci abitasse qualcun'altro…

 

Questa storia è abbastanza vera, anzi lo è proprio, tranne il nome della bimba che non è Annalisa ma Paola.


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LAVAGGIO

“Torcevamo i panni tante volte per far uscire l’acqua, ma erano bagnate e sgocciolavano sempre un po’." www
mentre leggo queste storie curiose dei tempi che più non sono, mi pare che  il mio cuore sia molto simile a quei panni: più volte attorcigliato su se stesso, e chissà se domani il tuo sorriso potrà stenderlo al sole(fotografia : www.lacedonia.com)



28/12/2006 [ s8sopra ]  IL FUNERALE DI WELBY

 

Il funerale sarà fatto, di certo. In fondo basta offrire qualcosa e un prete buono verrà. Ho visto un prete, a Luglio, che non ha voluto nemmeno avvicinarsi alla salma per benedirla, è rimasto fuori nella corte a dire preghiere in fretta e furia. Ha detto una messa degna di essere preso a pugni, solo che il dolore era più forte del reagire. Non ha voluto benedire neppure la bara, soltanto la terra una volta che l’ha ricoperta. Eppure nessuno aveva staccato la spina a questa nonnina di novanta e passa anni, la vita si era staccata da sè.
E il sacerdote che avrebbe dovuto curarsi del suo funerale non era un prete. Era un uomo vecchio e stanco che coi sacramenti non aveva più nulla a che fare.
Ma un prete per W. verrà, è solo che la Chiesa deve tuonare parole, attraverso i media, che possano incutere paura e timore,  per non far dimenticare tutti i flagelli raccontati nelle Antiche Scritture. E noi dobbiamo far finta di credere che il funerale, per lui, o all’ occasione eutanistica per noi, non ci sarà.

(Foto : cimitero di staglieno  )


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CIELO ALLEGRO

chi ha disegnato il panorama stamane così incredibilmente buono?
la luna quasi tonda su monti bianchi e aranci di alba e neve, l’azzurro cielo terso a destra.
di là il sole che scavalca plumbei nuvoloni 
e poi i tetti, ancora lucidi di pioggia andata.
chi ha fatto questo non ha tenuto conto del dolore, e forse qualcosa anche mi ha detto


14/12/2006  [ r8 ] ORA
mi sto lontana / per non cadere dentro quel lago salato
mi giro a largo / per non ascoltare / quella rima ripetuta che dice
puo’ succedere di nuovo puo’ succedere di nuovo / mi guardo il sole che non vuole lasciare
il suo posto / sbrina da solo tutto il ghiaccio di una notte quasi-invernale
guardo fuori e mi evito dentro / perchè deve passare il tempo / veloce / e allontanarmi da quello strazio

23/11/2006 [ r8 ]  LA MELA DI ANA

 

 ana
perchè arriva quel giorno, che porcaputtana
tutto ti pare così banale
assurdo e senza intensità
parole a vuoto
superficialismo
e non trovi più con chi parlare
ti annoi
i genitori sono "vecchi" quel giorno
i compagni noiosi
la tivu il paese dei balocchi per non pensare
E invece in silenzio
tu senti Dio
senti la profondità dei pensieri
senti una capacità che si scontra nella realtà,
sono tutti stupidi o sono pazza?
e allora basta un uomo di una certa età
che sappia usare bene le parole
per ingoiarti con le sue mani
o basta una filosofia accattivante
per sentire il cuore in pace
e il fascino che provoca
illusorio
ma non compreso
è più forte di tutto il vuoto che sta attorno
E non ti senti più da sola,
e pensi di non essere più tu la pazza
ma il mondo che ti circonda
e attraversi nuove strade
lunghe coi fianchi sinuosi
sfavillanti strade
 
che finiscono
poi nel vuoto
di una buccia di mela
che non potrà mai bastare. Mai.


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…la gatta non si muove, si accende la candela, si dice buonasera

piove da tre giorni
e altrove accadono robuste da fare danno,
è ormai così da tempo, sfascia la natura e lei piano piano, nel suo tempo dove i secondi sono anni, si rivolta sorridendo.
mentre  la sentivo scendere, dura copiosa e insistente,  mi sono ricordata di altre giornate uggiose, ‘la pioggia nella pioggia’:
davanti a una scuola vedevi  solo e soltanto ombrelli, così vicini che da lontano sembrava di vedere un quadro enorme di cento colori.  c’era insieme, sempre quell’ odore gommoso misto a non so che, proveniente da una moltitudine di giacche antipioggia e stivaletti azzurri. Forse solo gli ombrelli erano diversi tra loro una volta, perchè riconoscere qualcuno guardando solo il pastrano era impossibile.
Quando pioveva eravamo tutti blu o verde oliva. Il rosso era chic. Il giallo opulento. Il nero troppo nero. Il marrone si usava solo d’ autunno con i colori nocciola, crema e panna.
Io ci andavo a piedi a scuola e senza ombrello. il mio pastrano blu scuro aveva un ampio cappuccio, bisognava solo stare attenti, in quello slalom di genitori, a non ricevere nell’ occhio o in testa un raggio del loro ombrello bagnato, magari quando si voltavano di scatto dopo aver pazientemente atteso l’ entrata a scuola del loro prediletto. Tutto sommato la pioggia non mi dispiaceva, aveva un buono odore più di venti anni fa. E poi c’erano le pozzanghere, da evitare solo davanti alla mamma. E c’è che tra il loden erediatato , che odiavo e non mi piaceva, e l’impermeabile nuovo di zecca coi tasconi, preferivo quest’ ultimo. Insomma la pioggia, capirete, era sempre ben gradita.
E ancora oggi, come allora, l’ ombrello non lo uso, neppure quando la pioggia scende a catenelle. Preferisco bagnarmi che andare in giro con questa spada chiusa che all’ occorrenza si trasforma in un ingrombrante ombrellone. Invece davanti alle scuole gli ombrelli sono diventati molto molto rari, solo auto in doppia, tripla e quadrupla fila…

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15/09/2005

:: IN UNA PIAZZA
pietre di piazza porfido rossastro
sono corsa in tondo per cercare di acciuffare
un palloncino viola
correvo scalza e con la veste nera
sembravo una pazza
il vento più veloce soffiava a ritroso
finchè l’ ho preso e sono andata  via
col palloncino sospeso ad un cordoncino sciccoso


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In 1ª A, come ventinove anni fa…

se nel suo primo giorno alle elementari ho rischiato di essere travolta dalle lacrime, vedendola così piccina varcare il portone grosso grosso, oggi me la sono cavata meglio. nessuna lacrima ha premuto per uscire, soltanto cercavo i tuoi occhi misti di dubbio e timore, per dirti coi miei "andrà tutto bene amore". poi mi sono ricordata che io, in prima media, ci sono arrivata in braccio, prima mio papà e poi trasportata su per le scale dal bidello secco e alto che mi ha depositato in un banco qualsiasi della seconda fila.  avevo una stecca al piede sinistro, una benda sino alla caviglia e le raccomandazioni di non poggiare mai il piede a terra per tre settimane. Giorni  indimenticabili in quella classe di prima "A" dove scordare la maestra buona e abituarsi a una sfilza di professori  nuovi e… ovviamente bloccata alla sedia da un piede rotto nel caso avessi voluto tentare  la fuga 😮


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E’ solo il mezzo che.

il punto non è
essere riuscito a provocare una reazione,
questa è noiosa interpretazione.
per ogni colonna letta
per ogni servizio visto
in cui trapela una verità parziale o mistificata,
lo spettatore s’ indegna e reagisce.
ne commenta, verbalmente, tra i suoi amici
in questo caso il tema è a portata di click
e sulla rete diviene leggibile a tutti.
un’ apparenza insomma.


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cronache frammentarie di un’ influenza #3

ottavo giorno, presunto. che i conti li ho persi. ogni sintomo influenzale pare essersi adagiato dentro un altro utente. io sono libera. o quasi. mi ritrovo con un pacco regalo, la somma di muco prodotto in sei giorni ha generato avanzi ora depositati sui bronchi, quindi : la tosse; la quantità è sufficiente da stordirmi ad ogni colpo. frugo nelle tasche cercando l’indirizzo di un puscher, naturopatico questa volta, e trovo un foglietto sgualcito. lo leggo, la calligrafia tremula sembra appartenermi:

« la malattia m’ imbruttisce
fisico ed infisico,
involvo quasi a stadi di pura petulanza.
scellerato colui che s’ accosta
senza buone ragioni
invero quasi lo dissolvo »

mi sorge il dubbio che nello stadio acuto della malattia, io possa aver creato danni fisici a coloro che si sono sporti al mio capezzale di moribonda influenzata. mi annoto di indagare, con prudenza e mi avvio in centro. SCIROPPO DI LUMACHE. consiglia il puscher.
perchè no?
se ne dice un gran bene. ne prendo subito un sorso e molto, ma molto  
l e n t a m e n t e   ritorno a casa, soddisfatta.


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cronache frammentarie di un’ influenza #2

cinque giorni. quanta pazienza che ci vuole. dopo aver constatato che nessuna tecnica zen è capace di levarmi l’ alieno che cresce a dismisura tra le ossa del capo e quelle facciali, procurandomi intenso dolore, inizio ad urlare. in casa sono sola ma le pareti fragili conducono le suppliche negl’ appartamenti vicini.

voglio un rimedio allopatico.subito. paracetamolo,morfina, non importa cosa. chiedo a gran voce. piango. mi dispero.dopo un’ ora di strano via vai dietro l’ uscio di casamia, apro. sullo zerbino trovo un infinito numero di pillole e bustine varie lasciate dai vicini misericordiosi. raccolgo le donazioni e le verso nel frullatore con un cucchiaio di cream caramel. bevo benedicendo e mi addormento. due giorni di sonno profondo e rontoloso.

quando mi sveglio, oltre a non riconoscere i miei coinquilini mi rallegro: l’ alien è uscito. nella mia testa sono sola.finalmente.
[01/02/2005 continua]


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cronache frammentarie di un’ influenza #1

sono passati quattro giorni, per lo più insonni e disalimentati per innapetenza. una leggera famina mi scalza dal letto che mi contiene. in cucina sgretolo tre arancie. il succo è buono e scivola giù veloce. mi ristendo e nel silenzio sento gorgoglii e rumori meccanici provenire da sotto il mio diaframma.

la spremuta che ho bevuto
sta installando un distributore
automatico di vitamina C.
a pagamento (!)

dopo una mezz’oretta mi giunge all’ esofago un ruttoportavoce. mi consiglia spassionatamente di bere tre spremute al giorno per evitare il collasso della nuovà attività interiore, si capisce!

– Certo! – rispondo e risvengo nel sonno curatore.
[31/01/05 continua]