blulu


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un briciolo di rimpianto

Mi mancano quei pomeriggi
dove il trascorrere
partiva da un puntino nero sulla carta da parati a fiorellini rosa e dorati
per poi passare a millenoventotre pensieri diversi, ognuno legato
all’ altro da un’ intima complicità di gioventù.
ogni spunto partoriva riflessioni e il tutto senza muovere un dito,
coricata sul divano passavano le ore fino alla cena
inutili solo in apparenza
ma si cresceva invece
in spirito e mente anche sbagliando talvolta.

Ora invece la lista della spesa o cosa fare prima o cosa fare dopo
fanno a pugni nella mia testa, e poco importa chi vince.
Quel piacere solitario degno di una vera beata gioventù è così raro
che nessuno infranga con una camicia da smacchiare
o un compito di storia da ripassare.


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DUE SPOSI DUE

buoi e sposi dei paesi tuoi, si dice.
di sposi ne ho visti due in otto giorni come in un sogno doppio, come tutte le paia che conosciamo, erano bruni entrambi e perlati d’emozione. con le spose cremose e carine, sorridenti. Due sposi sommati portano appresso una moltitudine di parenti e amici, mille faccie diverse, poche poche parole scambiate. Regioni diverse menù agli opposti culinari, settecento chilometri tra l’uno e l’altro.
Ma quel che mi importa è che uno fra i due è amico mio, come pure la sposa sua. E mentre sollazzano nella luna di miele io li penso e ripenso felici, ma mica per poco, per tanto perdio. Per tutta la vita amico caro poeta, e se tutta la vita pare un’ espressione immensa in cuor mio riesco bene a immaginare che quello è il vostro tempo, tutto quanto, certo.


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ad ogni porta che si chiude, si apre un portone

ho poi trovato quella favola che dicevo, 
nel taschino di un gilet chiaro ripieno di spillette. il foglio stava piegato ordinato in quattro parti. dentro c’era scritta una di quelle storie d’amore che accadono soltanto con  la luna cospiratrice. scritta minuta minuta la favola aveva un che di magico: man mano che leggevi le parole cambiavano e la storia diventava infinita. impossibile trascriverla, la leggevo e rileggevo ed ogni volta che finivo ricominciava.
iniziava con quel sorriso buono, posato sotto occhi neri e vivaci, che s’ offriva lieto;
lei  l’ incontravi quasi per caso in una via e t’offriva promesse da mantenere.
tanto che procedeva la narrazione, nei  tumulti dei fatti,  un suo abbraccio era sempre pronto a sostenerti quando la strada non aveva più cemento per condurti.
rigo dopo rigo la fiaba  entrava nel mio cuore colorando arcobaleni che spengono la tempesta.
una favola particolare che non è  fatta per la nanna dei bimbi ma creata per consolare nel reale, come solo l’ amicizia sa fare…

John William Waterhouse
‘ Psyche Opening the Door into Cupid’s Garden ‘ (1904)


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CALLE BIANCHE

(un giorno già vecchio nel tempo.
la parete porporina fissavo e mi vedevo cozzarci contro la testa, crollare per terra, chiamare la calma sbiadita, capire di non capire. Confusa ed esausta
poi mi rialzavo.
ma questo non accadeva, lo immaginavo soltanto.
(poi ti ho scritto:)
passo ore a pensare di trovarmi, tirarmi fuori, stasera sarà così e cosà e invece il rientro che mi aspetta non ha mai le tue braccia calde e salde ma lo stridore di un quadro squarciato,
vi è pure una mosca impazzita rinchiusa in un barattolo di vetro da un ragazzino un poco cinico.
"io sono la mosca nera
e sbatto la testa contro le pareti e scivolo
daccapo sul fondo
e risalgo e ribatto e scivolo
                           risalgo ribatto scivolo
e poi mi manca l’ aria
le zampe piano piano si piegano sul corpo
non seguono la  voglia di vivere
sto ferma impazzita e morta. così."
e vorrei avere due vite ancora
una per ricominciare daccapo con lei,
una per stare con te,
non riesco a fonderle queste due cose.

Ogni cosa che muore, rinasce, e il male passato  lento, lascia fiori bianchi che fanno bene. La forma, le venature, il declinare con armonia la sua corolla e infine il profumo e quella polvere gialla che rimane sulla punta della dita, come una calla, due, mille.Ti calma il cuore, se guardi.


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ALLA FINESTRA

Lei non aveva voglia di apparire, era scontrosa e si capiva dal fatto che chiamava a sè tutte quelle nubi ad avvolgerla e coprirla, continuamente. Pensò di certo fosse meglio scomparire, per un po’, per quella sera almeno, e pregò gli dei di accontentarla. Di fatto qualcosa cambiò.
Io guardavo divertita, tutto il suo dafarsi per disfarsi, affacciata al davanzale.
Da lontano sentì le moto accelerare, i centauri avevano già capito e  a nessuno andava di essere inondato. I primi lampi bianchi arrivarono muti. Lei era ormai scomparsa dentro un cielo che s’accumulava di nubi neri. Poi le prime gocce, ma solo in una piccola zona circoscritta, il mio capo sporto non beava ancora di quel succo d’ acqua veloce. Poi prese a piovere ovunque, un pipistrello scappò disturbato cercando un sottotetto tranquillo. Si aggiunsero i tuoni ma senza troppo fragore, quasi a non voler disturbare il sonno aggraziato dei bimbi.
La luna se la rideva da dietro le quinte per chi la dimora non aveva ancora raggiunto.

°
Mentre consumavo l’ ultimo rigo di sigaretta, pioveva forte; chiusi le imposte e tornai a letto. Fissai, distesa, il cielo ancora per un po’, che i lampi mi sono sempre piaciuti. Ripensai al muso che ci eravamo tenute per un giorno intero, alle scuse scambiate per la prima volta e al bacio che mi hai dato.
Pensavo che non mi avresti sciolto il cuore al ricapitolare del tuo giovine orgoglio, sapevo che saresti venuta e mi preparavo a darti ‘un però’, invece mi hai commosso e ti ho abbracciato.