blulu


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DA PICCIOTTA A GRULLA

E’ stata una strana estate questa qui,
acida e lunga, poco generosa di pace.
Abbiamo attraversato lo stivale
passando da case grigie a colline a monti
a mari e infine i fichi d’ india.
Una mazzata di viaggio in auto tra musica e sbadigli.
L’ isola però è sempre calda e accogliente
pure di tanghi quest’ anno. Ma per soggiornare felici occorre
star soli, o almeno in pochi, mai in tanti che alla fine combini nulla
compreso il mare raggiunto sempre in ritardo.
Siam ritornati più stanchi di prima alla fine e quasi bianchi come prima..
Ma Torino ad agosto va bene per un cocktail
per il resto meglio ripartire, meglio in moto verso la Toscana.
Un altro viaggio col vento nel casco e il sorriso beato di chi finalmente
se la sta godendo in bilico sul sellino nero, scrivendo mentalmente e osservando tutto quel verde e ocra sterminato.
E altri quattro giorni, con gesti lenti questa volta, senza pensieri
a san Miniato. Gente buona e  campi di olivi.
Tutta un’altra storia da soli. Ma è stato per poco.
Il rientro faticoso, quasi incredulo che il tempo di godere sia già finito tra turni
e solite cose. La promessa che al prossimo partire, ovunque sia, saremo solonoi.


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IL MIO FARMACO

anche quando va tutto a rovescio
anche quando i dottori predicono infauste sventure
anche quando sono stanca
anche quando la pressione s’alza a centossessanta
e la tiroide impazza
anche quando il nano fà soap opera per avere più popolarità,

di giorno e di notte
in ufficio o nelle domestiche mure
questa cioccolata mi dona pace e vita

(si accettano donazioni;)


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Non puo’ interessare

che per svariate interferenze di orario e lavoro, ancora non ho sorbito la mora bevanda. I risultati ci sono. Penzolo sulla scrivania ed ogni adempienza, oggi, mi pare un esame di quinta superiore. Le cose più banali scivolano senza che io riesca a gestirle, figurati le più serie. Sarà anche il week end, passato per lo più tra un lenzuolo rosso ed uno blu, ma prevalentemente nelle ore pomeridiane. Riesco a distinguere bene il fumo nero che si alza, oggi, per la terza volta dal camponomadi. Gomma e plastica. Bruciano. Spargendo nell’ aria un delizioso aroma che si fonde bene coi fumi del traffico. A questa nebbia si aggiunge quella mia personale. Il rombo di un piccolo aereo continua a girare quassù, un esercitazione forse. Se l’ olfatto funziona e l’ udito le fa coro, proprio mal messa non sono, ma davvero sogno di poter appoggiare un attimo, un attimino il capo sulla scrivania e ronfare . Mi trema invece il diaframma sapere che ora andando via di qui la spesa devo fare. Davvero, ma qualche volta non si può fare un eccezione e teletrasportarsi direttamente dall’ ufficio all ‘ora della buonanotte?