blulu


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LUNA ANNUVOLATA CONVOLA A NOZZEGAY

L’ altro ieri mi sono appesa al lampione verde 
per cercare di toccare una nuvola sospesa che mi piaceva.
Le zanzare dormivano ancora, le falene ridevano
di una scostumata vista la notte precedente,
io curiosa allungavo il braccio a più non posso 
per arrivare al bordo bianco della mia preda
ma niente,
lei si spostava con una scusa, diceva che andava in sposa alla luna e no, non  poteva sostare, andava di fretta lei, a maritarsi.
E allora sono scesa, tanto valeva tornare a casa,
mi sono detta
e mentre mi avviavo scontenta ho preso una storta alla caviglia, di quelle che ci rimani male per un  po’.
A casa zoppicando ci sono arrivata stanca,
e ridando un occhiata al cielo ho notato
un via vai di nuvolette vestite da damigelle correre appresso alla luna;
dunque sarà vero che stasera la luna si sposa?
Avrà divorziato dal sole, che stava mai in casa, si sarà stufata di poterlo baciare solo al suo calare.
La nuvola no,
finchè non piove starà con lei; la seguirà nel suo girarsi e assottigliarsi e rigonfiarsi come una palla.
Nel cielo alto potrà coprirla ,come un sipario, da occhi curiosi. 

Nessuno più potrà  vedere cosa  combina la luna , così velata,  mentre si concede alla mia nuvola di latte e miele.

 

  [Fotografia di Kate Barry | Portraits sOFIA cOPPOLA]


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ALLA FINESTRA

Lei non aveva voglia di apparire, era scontrosa e si capiva dal fatto che chiamava a sè tutte quelle nubi ad avvolgerla e coprirla, continuamente. Pensò di certo fosse meglio scomparire, per un po’, per quella sera almeno, e pregò gli dei di accontentarla. Di fatto qualcosa cambiò.
Io guardavo divertita, tutto il suo dafarsi per disfarsi, affacciata al davanzale.
Da lontano sentì le moto accelerare, i centauri avevano già capito e  a nessuno andava di essere inondato. I primi lampi bianchi arrivarono muti. Lei era ormai scomparsa dentro un cielo che s’accumulava di nubi neri. Poi le prime gocce, ma solo in una piccola zona circoscritta, il mio capo sporto non beava ancora di quel succo d’ acqua veloce. Poi prese a piovere ovunque, un pipistrello scappò disturbato cercando un sottotetto tranquillo. Si aggiunsero i tuoni ma senza troppo fragore, quasi a non voler disturbare il sonno aggraziato dei bimbi.
La luna se la rideva da dietro le quinte per chi la dimora non aveva ancora raggiunto.

°
Mentre consumavo l’ ultimo rigo di sigaretta, pioveva forte; chiusi le imposte e tornai a letto. Fissai, distesa, il cielo ancora per un po’, che i lampi mi sono sempre piaciuti. Ripensai al muso che ci eravamo tenute per un giorno intero, alle scuse scambiate per la prima volta e al bacio che mi hai dato.
Pensavo che non mi avresti sciolto il cuore al ricapitolare del tuo giovine orgoglio, sapevo che saresti venuta e mi preparavo a darti ‘un però’, invece mi hai commosso e ti ho abbracciato.


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COSE CHE

ho visto la luna con l’ abito di seta nera
che arrossiva piano piano
e poi spogliata di tutto quanto
mentre la musica andava,
ho sentito di notte la pioggia battente
scivolare dentro tutte le cose
vogliose di essere bagnate,
ho ballato stretta al tuo petto
dimenticando i passi
col cuore che si trasformava lento
in una milonga,
mi sono svegliata annebbiata e sorda
con la gonna in tasca e il cellulare
che inviava chiamate in sordina

( meravigliosa fotografia scattata
da Lucia Baldini www )


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Lunante

quant’ è bella quando s’ appoggia al cielo così,
fine e di traverso t’aspetti che inizi a dondolare
e invece s’allontana salendo
va sopra i tetti e dalla finestra del primo piano
scompare sino a domani

Aggioga! E voi, de ‘l mare
brune figlie bellissime da le bocche fatate,
               – surge l’arco lunare
sovra i monti de ‘l Sannio – voi cantate, cantate! (D’Annunzio)


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Sgoccioli d’autunno

il sole mi cade tra le mani, spezzato a spicchi come un mandarino.
ragnatele di nebbia e foto di risa nelle tasche,
immaginando l’ ombra che ti segue
e prende forma, sbiancata da fiocchi di neve;
finestre serrate e corte serate  nascoste
da cappotti neri e marroni,
passi frettolosi
sulla neve lasciano l’ impronta grigia,
la luna soddisfatta riposa a ritroso
nell’ estate e copre i cristalli di mantelli gelati


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Scambi

la luce è diversa stamane, il vento ha soffiato
polvere sui ripiani ma nel cielo ha cancellato i dissapori
e nella notte ho visto un filo di luna traversa come
fosse una barchetta sul mare,
l’inverno si sbroglia e adagia piccole gemme
sui rami. che sia quasi ora o è una piccola illusione? 


11/02/2005

:: DISSONATA

immacolato, di dolore se ne sta il cuore 
 girovagando da costola a costola
cercando di non sanguinare,
ritardi mentali
parole annaspate e disperate
le ciglie serrate per stare nel buio
per fare notte il giorno
cancellare le ombre che sono gelide
e impietriscono umori sonori

non posso stare sempre in silenzio
non posso alternare gridando continuamente
è così stupido tutto questo 


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Se mi svestaglio in ritardo

sbattendo sul pavimento in cotto, le ali ridotte a piume svolazzanti,
il bicchiere rotto mosaica le dita di rosso, un solo pensiero.
il grande portone è chiuso, non si puo’ entrare.
aspettare con questa molestia che circonda le ore restanti,
ma ho voglia di scappare e portarti con me,
dirti di fate che fanno magie e costruire un castello coi lego,
darti lievi bacini mentre le ore più grigie se ne vanno dal tuo piccolo cuore.
un incantesimo devo chiedere per imparare a volare di mattina,
per correre come gioco, per parlare con amore

20/09/2004

:: D E C A N T A T A NOTTURNA
Se lei avesse voce ogni notte in qualsiasi parte del mondo racconterebbe di giochi e di amori, di lacrime e sudore, di sogni capienti e odorosi o di incubi neri e densi di ragnatele. Canterebbe piano di stelle che più non sono, di navi scomparse e città nuove. Riderebbe di bimbi che in silenzio si raccontano fiabe per abbracciare il sonno. Parlerebbe agli sguardi incantati che a lei sono dedicati. Sono certa che potrebbe anche improvvisare una danza e coi veli di nuvole leggere ballare. Non importa se piena o piccina, se tonda o a forma di falce .
A malincuore si sposta per lasciar il giorno all’ altro astro. Donna notturna, di luce riflessa e fascino ambiguo. Mi prende ad ogni salire nel cielo. Con impotenza rimango sul tetto, rischiando di scivolare per rimanere a guardare. E’ così che passo le notti . Desiderando di assaggiarne un pezzetto e immaginando una scala senza fine che arrivi fino al lei. Quando l’ alba si fa strada colorando un pochetto i bordi dei monti scendo e rientro nella piccola mansarda. Sfinita mi avvolgo nella coperta. Così nessun incubo mi scuote e il mio riposo è certo. Il sonno si svolge senza ricordi mescolati e ritoccati.


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Le giralune verdeblu
Le giralune crescevano spontane in giardini argentati, nessuno sapeva chi le aveva inventate nè come procurarsene i semi. Di notte mentre i sogni di tutti s’ aggrovigliavano in alto tra nuvole e luna, una stellina lasciava cadere un po’ come voleva, i semi di giraluna. Se qualcuno di notte si fosse affacciato avrebbe visto una polvere argentata svolazzare . Ma la notte è fatta per riposare e nessuno mai vedeva i semi cadere ad esclusione dei gatti neri a cui della polvere poco importava. Al mattino qualcuno trovava questi nuovi fiori belli e già piantati, tra goccie di rugiada e qualche insetto curioso . Sembravano girasoli, ma erano colorati di verdeblu. Lo stelo altoalto pareva una scala per il cielo. I girasoli, quando vennero a sapere di questi nuovi fiori, si adirarono e stizziti si rivolsero alla fata dei fiori. La fata non sapeva come calmarli. A lei piacevano tutti quanti i fiori ma i girasoli minacciavano di chinare la corolla e rimanere offesi per sempre. Come è triste guardare un campo di girasoli così chini, pensò la fata e promise quindi di fare qualcosa. Tornò dopo tre giorni ed annunciò che non poteva di certo far scomparire i giralune ma i nuovi fiori si sarebbero svegliati solo all’ apparire della luna, insomma quando i girasoli sono ormai tutti a dormire. Contenti di quest’ editto i girasoli tornarono tranquilli a vezzeggiare il giro del sole e la fata soddisfatta della pace ritrovata tornò ai fatti suoi. Da quel giorno i nuovi fiori si chiamarono, appunto, giralune ed ignare di tutto il puttiferio che si era creato a causa loro, aprivano i bei petali solo all’ arrivo della luna.